(RASTELLO, Luca) Galileo scoprì per primo una qualità sconcertante dell'infinito: un insieme è infinito quando ha lo stesso numero di elementi di un suo sottoinsieme proprio, cioè di una sua parte che è effettivamente più piccola, che cioè, contemporaneamente, contiene meno elementi. E fece la scoperta usando i numeri naturali, l'addizione e la moltiplicazione, cioè molto meno della matematica di quarta elementare. Come dire che i limiti del sapere, i confini dell'impero, sono vicinissimi: è solo che ogni mattina, uscendo di casa voltiamo sempre dalla stessa parte.
(SZABÓ, Magda) Emerenc odiava il potere in quanto tale, in qualunque mani fosse riposto, se mai fosse comparso un uomo capace di risolvere i problemi dei cinque continenti insieme, Emerenc si sarebbe schierata comunque contro di lui, semplicemente perché aveva trionfato. Nella sua testa tutti avevano un comune denominatore, Dio, il notaio, l'attivista del partito, il re, il boia, il segretario generale dell'Onu, e se per caso manifestava solidarietà a qualcuno in particolare, la sua compassione era universale, rivolta non solo a chi se la meritava. Era rivolta a tutti. Senza alcuna distinzione. Persino ai criminali.
(FILONI, Marco) Tanto in Comte quanto in Hegel l'uomo può essere assoluto soltanto prendendo il posto di Dio: per loro l'uomo è assoluto perché non esiste altro assoluto che se stesso. In Solov'ëv invece l'antropologia rimane sempre teista e cristiana: l'uomo è sì assoluto, ma un secondo assoluto, che è tale solo attraverso il primo, l'Assoluto propriamente detto; cioè Dio. E Kojève conclude, molto significativamente, affermando che «c'è forse meno modestia ad attribuire all'uomo il sedicente ruolo "secondario" che gli attribuisce Solov'ëv all'interno del suo pensiero teista, che non di assegnargli il primo posto in un sistema ateo».
(BOMPIANI, Ginevra) Cechov mi ha insegnato che il narrare è curvo, disegna una parabola: all'apice della curva la linea comincia a scendere (questo succede a partire dall'Ottocento, mentre fino ad allora la narrativa si lanciava come una freccia verso il lieto fine). L'apice, in Cechov, è raggiunto nel momento in cui si profila l'idea che la vita potrebbe essere diversa, ma poi l'apertura si rivela un'illusione e la curva precipita nel non lieto fine.
(PAGNINI, Alessandro) Che l'attività scientifica miri a produrre spiegazioni è comunemente accettato. Che tali spiegazioni debbano essere nomologiche, che debbano cioè riferirsi necessariamente a leggi, più che controverso è falso. Così come è falso, cioè non corrispondente a ciò che registriamo in larga parte della pratica scientifica, che tali spiegazioni debbano comportare un impegno ontologico verso qualsiasi tipo di entità postulata.